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Chi ha paura dei fantasmi?
— by AcquaOssigenata on

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martedì 7 giugno 2011

Chi ha paura dei fantasmi?


Io.  E' strano, ma non lo dico perché influenzata dai mille fenomeni televisivi che ci propinano a base di fantasmi, vampiri e co., ma semplicemente perché credo che non siamo soli. Sulla terra come nell'universo. Sarebbe una presa di posizione troppo egocentrica ed egoista. Anche se poi alla fine questa è una delle prerogative della razza umana. Ma torniamo al dunque. 
Dico questo perché credo che un fantasma mi segua oramai da anni. 
Da quando vivevo a casa con i miei genitori, quando una notte mentre dormivo tranquilla e beata ecco che all'improvviso un brivido lungo la schiena. Una presenza e aperti gli occhi ho visto una mano con un guanto nero che stava davanti la mia faccia. Ora penserete che me lo sono sognato, ma credetemi non è così. Non avrei motivo di dire una cosa simile, in fondo non ne ricaverei un ragno dal buco. Eppure io quella mano l'ho vista.


E da quel giorno ho iniziato ad avere il presentimento che qualcuno in casa ci fosse, perché quando ero sola sentivo la scala scricchiolare sotto il peso di passi e avevo quella strana sensazione dietro la schiena. Poi mi sono trasferita, sposata e l'anno scorso ecco di nuovo strani fenomeni intorno a me. Lavoravo a casa paste sintetiche e avevo un piccolo mobiletto con i cassetti sopra il tavolo. Ogni cassetto conteneva cose più o meno utili. A parte la sparizione continua di cose, ma quello magari è dovuto anche alla mia memoria corta, ma una cosa ha di nuovo destato la mia attenzione: un cassetto aperto.  
Era un cassettino che non usavo mai perché dentro tenevo scarti di cose che non mi servivano. 
A casa c'ero solo io e gli animali, mi alzo per andare al bagno torno e quel cassetto lo trovo aperto. Oggetti che da una parte li trovo dall'altra. 
Poi di nuovo silenzio fino al momento in cui abbiamo iniziato a sistemare la cameretta per l'arrivo della nana. 


Ero al 7° mese di gravidanza, una mattina verso le 5, mentre facevo colazione con mio marito ecco sentire dalla cameretta chiusa un carillon. Dura poco tipo 10 sec. Io e mio marito ci guardiamo impauriti. Nessuno era andato in cameretta, nessuno. Eppure quel carillon si è acceso. Oltretutto era un suono che non appartiene a nessun gioco della mia bimba. 
Un altro giorno trovo il cassetto dei body aperto, e la nana ancora non era nata. Nessuno era andato nella camera, anche perché non ce ne era motivo. 


Presenze.
Siberia, la nostra gatta, spesso e volentieri in concomitanza di questi episodi si ferma con gli occhi spalancati a fissare un punto della stanza. Si alza sulle due zampe posteriori e il suo sguardo è come pieno di paura. Gli si drizza il pelo e i nostri peli con i suoi. I gatti sono dei recettori fantastici. 


Perché vi racconto questo? Perché poco fa mentre passavo l'aspirapolvere, ho notato che si è accesa da sola la luce del bagno, ha tentennato e poi si è spenta. 
Quella luce è fulminata da 3 mesi. E non si è mai accesa. 


Ora il mio problema non è tanto sapere se con me abita una presenza o meno. E' sapere se la presenza sia buona o malvagia. Sapere se mi posso fidare e stare tranquilla. Certo non mi va di stuzzicare cose che non mi appartengono. In fondo va bene così. Finché è una luce, un cassetto un oggetto mi sta bene. 
Magari questo è un pretesto per chiamare l'affascinate indagatore dell'incubo. 



venerdì 3 giugno 2011

Il buddista pensatore



Oggi sono della serie contemplativa pallosa.
Sai di quelle giornate che ti svegli già con una musica nella testa e mille idee che ti ronzano. Ecco oggi io mi sento così. Stavo rifacendo il letto e dopo aver provato al volo l'intro stupendo di Nothing Else Matters mi sono chiesta come mai sono riuscita in una sola settimana ad imparare qualche accordo, a farmi venire i calli sulle dita e imparare una canzone dei Metallica quando 15 anni fa non sono riuscita nemmeno a portare a termine Il gatto e la volpe di Bennato. Pensavo che forse come nei libri ogni cosa ha il suo preciso momento, e non sai mai quando questo sarà se non quando ci chiamerà l'oggetto stesso. Un po' come l'anello con il suo padrone. 
Ad esempio i libri. Quelli hanno il potere speciale di farti capire a modo loro quando leggerli. Alcuni di loro si iniziano ma non si finiscono per qualche ragione, o magari perché non ci piacciono, oppure continuiamo a comprarli sebbene abbiamo la libreria piena e nessun posto dove metterli. Poi arriva un bel giorno magari dopo anni,  ed ecco che riprendiamo in mano quel libro e lo stesso ecco prendere una nuova luce e in quel momento ci sembra lo scritto più bello della nostra vita. 
In fondo il libro è sempre lo stesso, siamo noi ad essere cambiati, e se prima non ci diceva nulla, adesso è pieno di significato. Sono loro che ci chiamano, sono loro a dirci quando è il momento giusto per essere letti.


Quindi le cose seguono un loro preciso percorso. 
Noi possiamo solo prendere le strade giuste affinché combacino. 
Mi domando se avessi imparato a suonare la chitarra quando avevo 11 anni. 
Probabilmente la strada che avrei preso sarebbe stata diversa. 
Forse non avrei incontrato mio marito perché adesso è lui che mi sta insegnando a suonare.  
Forse il destino non avrebbe fatto incontrare due assi della chitarra. A che pro? Magari si, forse avremmo messo su un gruppo come i White Stripes, o forse ci saremmo scannati dalla mattina alla sera. Tutti forse. Tutte alternative alla mia vita che posso solo immaginare, niente di più. 


E così questa mattina mi ritrovo a pensare alla ruota del destino e al suo naturale decorso. Secondo me la vita è un'enorme gioco nel quale noi siamo delle pedine e qualcuno sopra di noi tira i dadi. C'è chi perde subito, c'è chi prende strade sbagliate, c'è chi prende strade giuste ma poi torna indietro, c'è chi affronta i nemici senza batter ciglio, c'è chi diventa il nemico per far fuori i più deboli. 
E c'è chi si diverte ancora dopo anni a giocare a risiko. 
Forse questa è la parte che più mi spaventa, e forse è la parte che non riesco ancora a comprendere, e perché debba far parte della nostra esistenza.